Area tematica 1: contrastare il declino funzionale degli anziani

L’attività fisica migliora la qualità della vita degli anziani, ritardando gli effetti dell’invecchiamento, aumentando longevità, capacità fisiche e mentali, e riducendo malattie e rischi di cadute.

L’attività fisica migliora la qualità della vita degli anziani, ritardando gli effetti dell’invecchiamento, aumentando longevità, capacità fisiche e mentali, e riducendo malattie e rischi di cadute. L’OMS raccomanda almeno 150 minuti settimanali di esercizio aerobico a intensità moderata o 75 minuti a intensità vigorosa, con adattamenti per chi ha mobilità ridotta o compromissione cognitiva. Gli anziani dovrebbero restare attivi secondo le proprie capacità, con l’ambiente adeguatamente attrezzato per garantire sicurezza e promuovere l’esercizio fisico regolare in compagnia.

Caso d’uso 1: Attività fisica per supportare l’invecchiamento sano e attivo

La popolazione over 65 rappresenta il 23,5% e potrebbe raggiungere il 34,9% entro il 2050, richiedendo maggiori politiche di welfare. Promuovere l’attività fisica tra gli anziani è fondamentale per migliorare funzioni fisiche e mentali e ridurre il rischio di cadute. Le linee guida consigliano attività multicomponente almeno 3 volte a settimana. Ostacoli comuni includono la carenza di strutture adeguate, rendendo utile l’esercizio domestico con il supporto di caregiver.

Infografiche tabella caso 1

Caso d’uso 3: Attività fisica per anziani con Malattia di Parkinson

In Italia, circa 300.000 persone hanno il Parkinson, con 6.000 nuovi casi attesi ogni anno. La malattia comporta costi elevati, stimati tra 2 e 3 miliardi di euro annui, principalmente per ospedalizzazioni. L’esercizio fisico regolare, guidato da fisioterapisti, migliora sintomi e qualità della vita. La gestione richiede un approccio multidisciplinare, ma esistono difficoltà di coordinazione e accesso alle cure. L’assistenza domiciliare è una soluzione, ma presenta sfide come rischio di cadute e bassa autoefficacia. I cambiamenti demografici complicano ulteriormente la cura, con caregiver spesso distanti geograficamente.

Infografiche tabella caso 3