Area tematica 2: contrastare il cognitivo funzionale degli anziani

Le funzioni cognitive, come memoria e attenzione, tendono a diminuire con l’età, e possono essere influenzate negativamente da stress, depressione o farmaci.

Le funzioni cognitive, come memoria e attenzione, tendono a diminuire con l’età, e possono essere influenzate negativamente da stress, depressione o farmaci. Le malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, causano perdita di autonomia e richiedono cure complesse. La riserva cognitiva, che varia tra le persone, può essere migliorata con stili di vita sani, attività fisica, stimolazione intellettuale e legami sociali. Prevenire il declino cognitivo è fondamentale, soprattutto con l’aumento della popolazione anziana. Attività piacevoli e diversificate aiutano a mantenere le abilità cognitive, così come strategie per la memoria e il monitoraggio di vista e udito.

Caso d’uso 5: Supporto allo stato cognitivo delle persone anziane con Mild Cognitive Impairment

In Italia, ci sono circa 900 mila persone con una condizione definita come Deterioramento Cognitivo Lieve (DCL) (Vanacore, 2019). Il DCL è una condizione caratterizzata da un deficit di memoria, attenzione e funzione cognitiva oltre a quanto ci si aspetterebbe in base all’età e al livello di istruzione, che non interferisce significativamente con le attività quotidiane degli individui (Eshkoor et al., 2015) e ha un elevato rischio di progressione verso la demenza (De Carli, 2003). Attualmente, mancano terapie efficaci per il trattamento effettivo del DCL, quindi è cruciale agire innanzitutto con una prospettiva preventiva. In questo contesto, un ruolo chiave spetta al medico di base, che conosce il paziente e la sua famiglia e ha quindi la maggior possibilità di cogliere i segnali di avvertimento del disturbo, sia mnemonici che comportamentali, identificandolo attraverso strumenti appropriati e organizzando indagini diagnostiche approfondite e interventi terapeutici (Bianchetti et al., 2016). Inoltre, tra le strategie più appropriate per affrontare e prevenire il progressivo declino cognitivo dato dal DCL c’è il supporto delle funzioni cognitive (Odawara, 2012) attraverso attività di potenziamento o stimolazione cognitiva, che sono alleate utili nel trattamento di questa condizione poiché ne rallentano il progresso e la possibile trasformazione in malattia, aumentando le risorse cognitive (WAR, 2011). È quindi necessario attivare su larga scala un’efficace integrazione dei servizi sanitari e socio-assistenziali per i disturbi cognitivi, attraverso servizi che coinvolgano la medicina generale, che dovrà essere il punto di accesso dei pazienti e dei familiari alla rete di servizi socio-assistenziali e specialistici del Servizio Sanitario Nazionale (Bellomo et al., 2022), inoltre, sarà necessario sviluppare soluzioni che facilitino il supporto agli anziani, consentano la disponibilità di manodopera e rendano più conveniente l’assistenza geriatrica per il finanziamento dei sistemi sanitari (Siegel et al., 2014). In Italia sono disponibili diversi tipi di servizi sanitari e socio-assistenziali per le persone con fragilità cognitiva, tra cui Centri Diurni, strutture residenziali e Centri per i Disturbi Cognitivi e la Demenza (CDCD): spesso queste strutture sono carenti di personale sanitario adeguatamente formato per prendersi cura di questi pazienti al punto che avranno sempre più difficoltà a rispondere a tutte le richieste (Agenas, 2023). Inoltre, è stato osservato che la maggioranza degli over 65 preferisce invecchiare a casa piuttosto che in strutture residenziali (Meyer et al., 2010). In questo contesto, diventa centrale la figura del caregiver informale. Numerose ricerche notano che i caregiver familiari vivono un notevole carico nel fornire assistenza a pazienti
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con segni precoci di demenza (Pinquart et al., 2003). Infatti, prendersi cura di una persona anziana che manifesta segni precoci di compromissione cognitiva ha effetti negativi sullo stato di salute del caregiver, sia fisicamente che psicologicamente Brodaty et al., 2009), conseguenze che prendono il nome di burden del caregiver (Liuet al., 2020), una sindrome che rappresenta il grado in cui il caregiver percepisce il proprio stress legato all’assistenza al familiare malato in modo negativo (Zarit et al., 1986).

Infografiche tabella caso 5